dolci della cucina romana

giugno 20, 2011

MARITOZZO CON LA PANNAIngredienti per la preparazione di 12 maritozzi:

gr. 250 di farina
gr. 25 di lievito di birra
un uovo
gr. 70 di burro (o margarina)
1 cucchiaino da caffè di sale
5 cucchiai di zucchero

Preparazione maritozzi con panna:

Prendete la farina e il lievito di birra e preparate l’impasto, aggiungendo (dopo aver impatato bene) anche l’uovo con il burro. Impastate bene con forza e aggiungete poi lo zucchero, ora dopo aver impastato bene anche lo zucchero mettete l’ impasto in luogo tiepido a lievitare almeno 3 ore, potete anche aspettare meno ma guardate bene che la pasta abbia lievitato bene, deve diventare almeno il doppio del volume precedente.
Ora prendete la pasta e dividetela in 12 parti e formate dei piccoli panetti e disponeteli su una teglia unta (poco) e schiacciateli leggermente col palmo della mano.
Ora che i panetti sono nella teglia dovete aspettare altre due ore che la pasta lievita nuovamente, passate le due ore infornate quindi a oltre 250 gradi per 7-8 minuti, i maritozzi devono riuscire dorati e morbidi.
Per dare il tocco finale spegnete il forno prendete i maritozzi spennellarli con un po’ di zucchero sciolto in poca acqua e rinfornarli per un minuto circa, il tempo di far sciogliere lo zucchero.
Ora vi è rimasto solo da montare la panna che inserirete nel maritozzo dopo che si sia raffreddato e dopo avervi fatto un taglio verticale nel centro, i vostri maritozzi sono pronti…

BIGNè DI SAN GIUSEPPE
Ingredienti:
2 uova
3 cucchiai di zucchero
50 g burro
100 g farina
olio
sale qb
zucchero a velo

PREPARAZIONE: Scaldare 1 bicchiere d’acqua con 50 g. di burro e un pizzico di sale. Appena l’acqua comincia a bollire, versare tutta insieme 100 g. di farina e continuare a mescolare per 5 minuti durante la cottura. Lasciare raffreddare la pasta e solo allora aggiungere, molto lentamente, 2 uova battute, 3 cucchiai di zucchero circa. Scaldare intanto in una padella abbondante olio; prima che diventi caldissimo versare l’impasto dei bignè a cucchiai non troppo grandi ( non far scaldare mai troppo l’olio).
A parte preparare la crema pasticcera . Con l’aiuto di una siringa per dolci riempire i bignè fritti e spolverizzarli con lo zucchero vanigliato

PANGIALLO
Ingredienti:
300 g di uva passa
200 g di mandorle
200 g di noci
200 g di nocciole,
100 g di pinoli
100 g di farina
200 g di miele
150 g di cacao
50 g di cioccolato a scaglie

PREPARAZIONE: Tritare tutti gli ingredienti e riscaldare il miele in un pentolino a fuoco molto basso. Mettere
in una bacinella il tutto e mescolare con un cucchiaio di legno finché non si avrà un impasto denso.
Prenderlo poco per volta con le mani e formare dei panetti premendo con forza e addensandolo. Sistemarli nel forno e far cuocere per circa mezz’ora.

CASTAGNOLE
Ingredienti:
200 g farina
2 uova
4 cucchiai di zucchero
50 g di burro

PREPARAZIONE: mescolare 200 g. di farina con 2 uova, 4 cucchiai di zucchero e 50 g. di burro fuso. Amalgamare bene ogni cosa e per dare alle castagnole la caratteristica forma di piccole palline, versare un cucchiaino di impasto per volta nella padella.

FRAPPE

Ingredienti:
200 g farina
50 g burro
1 uovo
100g zucchero
sale qb

PREPARAZIONE: mescolare 200 g. di farina con 50 g. di burro fuso, 1 uovo intero e 1 rosso, 100 g. di zucchero e un pizzico di sale. Stendere una sfoglia molto fine e tagliarla a strisce piuttosto lunghe, annodando ciascuna striscia intorno a se stessa. Per ottenere frappe veramente leggere e vaporose friggeterle in abbondante strutto bollente. Sistemarle su un piatto abbastanza grande e spolverizzarle con zucchero a velo.

MOSTACCIOLI ALLA ROMANA

Ingredienti per 4 persone:
70 g di farina 00
2 etti di noci sgusciate
2 albumi d’uovo
1 ½ etti di miele
Cannella e pepe qb

Procedimento:
preparate un impasto omogeneo con tutti gli ingredienti. Stendetelo con cura in modo da formare uno strato rettangolare alto circa un centimetro e mezzo. Tagliate in rombi la pasta e disponeteli su una teglia antiaderente, che metterete in forno a 160 gradi per 25 minuti circa. Togliete la teglia dal forno e lasciate freddare i mostaccioli. Buon appetito..

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vini della provincia di roma

giugno 16, 2011

L’Impero Romano dà un ulteriore impulso alla produzione del vino, che passa dall’essere un prodotto elitario a divenire una bevanda di uso quotidiano. In questo periodo le colture della vite si diffondono su gran parte del territorio, e con l’aumentare della produzione crescono anche i consumi. Ad ogni modo il vino prodotto a quei tempi era molto differente dalla bevanda che conosciamo oggi. A causa delle tecniche di conservazione (soprattutto la bollitura), il vino risultava essere una sostanza sciropposa, molto dolce e molto alcolica. Era quindi necessario allungarlo con acqua e aggiungere miele e spezie per ottenere un sapore più gradevole. In una terra dall’antica tradizione culinaria, dove sin dall’antichità i bagordi avevano come principale alleato il nettare degli dei, non poteva mancare una vasta scelta di vini da abbinare ad ogni pietanza. La zona dei Castelli è quella in cui si produce un ottimo bianco. Il Frascati (ma anche il Velletri e il Colli Albani), ad esempio, che ben si abbina agli ortaggi ma anche ad un buon primo. Con il pesce, ma anche con l’amatriciana, particolarmente indicato è l’Est! Est! Est! di Montefiascone. Tra i rossi, prodotto in provincia di Viterbo, il Genazzano è un vino che ben si sposa con i secondi di carne tipici della cucina laziale. Castelli Romani bianco
Il Castelli Romani bianco è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Latina e Roma. Caratteristiche organolettichecolore: paglierino più o meno intenso odore: fruttato intenso, ricorda l’uva ammostata nel tipo novello sapore: fresco, armonico, secco talvolta frizzante e/o amabile  Cesanese di Olevano Romano Il Cesanese di Olevano Romano è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Roma. Caratteristiche organolettichecolore: rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento. odore: delicato, caratteristico del vitigno di base. sapore: morbido, leggermente amarognolo  Colli Albani
 Il Colli Albani è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Roma. Caratteristiche organolettichecolore: dal giallo paglierino al paglierino scarico. odore: vinoso e delicato. sapore: secco o abboccato o amabile o dolce, caratteristico fruttato. Colli della Sabina
Il Colli della Sabina rosso frizzante è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Rieti e Roma. Caratteristiche organolettichecolore: rosso rubino più o meno intenso
odore: vinoso, gradevole e delicato
sapore: armonico, asciutto, morbido
. Colli Lanuvini Il Colli Lanuvini è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Roma. Caratteristiche organolettichecolore: giallo paglierino più o meno intenso. odore: vinoso, delicato e gradevole. sapore: secco o amabile, sapido di giusto corpo, armonico vellutato. Frascati Il Frascati è un vino DOC la cui prodotto nella zona che comprende il territorio i comuni di Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone, ed in parte quelli di Roma e Montecompatri. Caratteristiche organolettiche: colore: paglierino più o meno intenso; odore: vinoso, con profumo caratteristico delicato; sapore: sapido, morbido, fine, vellutato, secco, amabile o abboccato; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11.00 % vol; Marino Il Marino è un vino bianco DOC della Provincia di Roma, che trae nome dall’omonima cittadina di Marino, nell’area dei Castelli Romani. Caratteristiche organolettiche Colore: dal giallo paglierino al paglierino scarico. Odore: vinoso e delicato. Sapore: secco o abboccato o amabile o dolce, caratteristico, fruttato. Velletri Il Velletri rosso riserva è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Latina e Roma. Caratteristiche organolettichecolore: rubino più o meno intenso, tendente al granato per il riserva. odore: vinoso intenso, profumo etereo per il tipo invecchiato. sapore: secco, amabile, vellutato, armonico, giustamente tannico.


ricette di arturo e kiwi:spaghetti alla carbonara

giugno 16, 2011

origini della cucina romana

aprile 6, 2011

a href=”https://icinque.files.wordpress.com/2011/04/32b2423622d0fcd5651dc5f87da41b20.jpg”>Tramontato l’Impero che aveva dominato il mondo, Roma conobbe un graduale e inarrestabile declino politico, mentre avanzava a grandi passi la sfera religiosa capitolina. Se una volta le ricche matrone potevano permettersi piatti esotici, fatti venire direttamente dalle lontane province assoggettate, ora il popolo doveva accontentarsi degli scarti.

Gli scarti dei benestanti. Preti, vescovi e signori divoravano avidamente i migliori quarti di carne, lasciando al popolino il cosiddetto “quinto quarto”.
Questo però non scoraggiò l’arte culinaria che seppe fiorire anche su premesse non incoraggianti. Cuore, fegato, milza, lingua, cervello e coratella (l’insieme delle interiora ovine) divennero piatti diffusi nei ceti bassi, fino a diventare specialità tipiche romane.

Inoltre Roma ha da sempre potuto usufruire dei prodotti dell’Agro e delle zone circostanti, come l’onnipresente olio laziale e i maiali umbri. Legumi e cereali, farinate e polente, passavano sotto le mani sapienti di chi cucinava in casa.
Il risultato erano piatti sostanziosi, tutt’altro che leggeri.
In prevalenza si trattava di primi, con la pasta che faceva da padrona accompagnata da patate, broccoli e via dicendo. Gli aromi non mancavano: menta romana e lauro. Successivamente veniva servito in tavola il già citato quinto quarto.
In occasione delle festività i pastori dell’Agro portavano in città abbacchi e capretti, i quali risaltavano anche sulle tavole dei ricchi, insieme alla carne di piccione e ai fritti in pastella.
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La comunità ebraica contribuì poi ad arricchire con nuove pietanze l’elenco dei piatti romani. Come non citare i carciofi alla giudìa, entrati a far parte della tradizione insieme ai rigatoni con la pajata, agli spaghetti alla carbonara, i bucatini all’amatriciana, la coda alla vaccinara e la trippa romana accompagnata da un invitante pecorino.

La povertà originaria si trasformò dunque in ricchezza, regalando al palato sfaccettature dal sapore forte, in grado di richiamare la memoria dei secoli passati. Oggi è ancora possibile gustare la vera cucina romana in non molti locali della capitale, e solitamente si tratta di trattorie gestite a livello familiare in zone di periferia. Conosciute e frequentate più che altro dalla gente del posto.


cucina romana nel mondo

aprile 5, 2011

Negli ultimi anni, infatti, la Cucina Romana ha avuto grande risalto all’estero e numerosi locali “tipici” sono stati ri-aperti in città importanti come: Parigi, Londra, New York, Los Angeles, San Francisco, Hong Kong, Pechino e Tokyo.


NEW YORK
La cucina romana conquista New York altri 6 ristoranti aperti in un anno.
Lo chiamano già il New York’s Roman Empire. E’ il piccolo impero commerciale dei ristoratori romani che nella Grande Mela han fatto fortuna e che, da qualche tempo, sono protagonisti dell’ultima delle mode culinarie statunitensi.


PARIGI
L’ ultima moda a Parigi é quella di cenare in un osteria romana.Fino agli anni Novanta, a Parigi i cosiddetti ristoranti italiani ammiccavano alla Francia con i ravioli alla panna, il burro in tavola invece dell’ extravergine. I vini? Chianti, Valpolicella oltre non si andava. Ovviamente, i parigini hanno il culto per loro cucina. Negli anni ‘ 90, quando i primi ristoranti italiani sbarcarono a Parigi, ammiccavano al gusto francese. La nuova ondata di chef invece punta ai piatti della tradizione ed è questa la vera novità – amano soprattutto i caratteri tipici, variegati. Regionali, in una parola.

HONG KONG
Vent’anni fa, fu aperto ad Hong Kong il primo ristorante di cucina italiana di alta qualità, il Grissini, nell’ Hotel Grand Hyatt di Wan Chai.Si trattava dell’inizio di un’era, non solo per Hong Kong ma per tutta l’Asia, dove presto iniziano ad arrivare chef italiani qualificati insieme al meglio dei prodotti italiani. Per la prima volta nel mondo, la Cucina Italiana viaggiava non solo insieme agli emigranti ma anche insieme a professionisti qualificati. Ristoranti italiani di qualità aprirono a dozzine in ogni capitale asiatica, molti in hotel di lusso. Ad Hong Kong, presto iniziarono a diffondersi anche fuori dagli hotel.


Anna Dente: Regina della cucina romana

aprile 5, 2011

È con orgoglio che Anna Dente indossa gli abiti di ambasciatrice della cucina della tradizione laziale nel mondo. Ed è proprio da San Cesareo, a poche decine di chilometri da Roma, che la Sora Anna è partita anni fa alla riscoperta dei piatti e dei sapori tipici del territorio prenestino, da esportare in ogni angolo della terra. Lo ha fatto dopo una vita trascorsa nella macelleria di famiglia, con la cultura dei cibi genuini. Genuinità che è l’elemento principe nella ricerca dei prodotti da elaborare e portare sulla tavola degli avventori.

In pochissimo tempo i suoi piatti hanno conquistato i palati più raffinati e Anna, due anni fa, è diventata una cuoca da Oscar, chiamata a cucinare, al fianco di Massimo Riccioli del Pantheon, nella serata inaugurale della cerimonia di consegna delle celeberrime statuette.

Profumi e sapori di erbe selvatiche e funghi, di cereali impiegati nella preparazione di paste favolose, polenta e minestre; di una cucina di pastori e quindi di abbacchi, capretti, ricotta e formaggio pecorino; dove anche il maiale viene preparato in mille modi. Quella di Anna Dente è una cucina dove forte è anche l’influenza della comunità ebraica romana, come nel capretto brodettato, nella pasta e broccoli in brodo di arzilla, nel baccalà e nei carciofi alla giudia. Ma è, soprattutto, la cucina del “quinto quarto”, ovvero la cucina dei macellai del mattatoio di Testaccio a Roma che alla fine dell’800, utilizzando le interiora bovine, inventarono piatti come la coda alla vaccinara, la pagliata di vitella, la trippa alla romana e le animelle

La cucina tradizionale laziale ha trovato in Anna Dente una testimonianza perfetta perché oltre a cucinare divinamente Anna Dente è un personaggio ormai famoso che da lustro e rilevanza alla cucina tradizionale. I piatti della tradizione sono genuini e quando li mangi il sapore rimane ben impresso, è semplice e da piena soddisfazione. Anna Dente è riuscita anche a reinterpretare la tradizione perché abbina anche i pani con farciture a base degli ingredienti della cucina laziale, questo è un tocco geniale. Il menù è vario e vedere così tanti piatti in un menù soddisfa anche l’occhio … E per finire una quantità notevole di dolci che non ti aspetti nemmeno.


le fraschette romane

aprile 2, 2011


Con il termine frashette è soliti indicare un particolare tipo di osteria la cui diffusione è limitata principalmente alla zona dei Castelli romani nella regione Lazio.
hanno un’origine antichissima, sicuramente medioevale, ma che in altre forme addirittura all’ antica Roma.Le origini della denominazione “fraschetta” sono riconducibili all’antico borgo di Frascata (l’odierna Frascati), chiamato così poiché in epoca medioevale i boscaioli dell’allora Tusculum erano soliti costruire e vivere in capanne di frasche.
L’arredamento di questi locali era all’insegna della semplicità: Le botti di vino dominavano l’ambiente, solitamente disposte su un lato, mentre a beneficio dei clienti vi erano panche come sedili e tavolacci arrabattati, sparsi nella stanza. Solo in epoca moderna all’interno delle fraschette stesse è possibile acquistare generi alimentari e quindi effettuare un pasto completo.Di particolare tipicità e di rilevante diffusione è la “Romanella”, un vino rosso leggermente frizzante e beverino.